Corso di Fotografia: Fotografare in Luce Radiante

Val Codera, © Daniele Corti

Lago di Mezzola dalla Val Codera, © Daniele Corti

Sperimentiamo la luce radiante quando guardiamo il Sole (è solo un esempio…non fatelo, può provocare gravi problemi alla vista).
In fotografia il tono più luminoso è il bianco puro: non c’è quindi differenza tra un palazzo bianco e un lampione acceso. I fotografi che vogliono mettere l’osservatore in grado di distinguere la luce radiante devono quindi ricorrere a “simboli”, tra questi:

  • riflessi multipli e aloni: è tradizionalmente contro le regole della buona fotografia far entrare i raggi di luce diretta nell’obiettivo. Quando questo accade si formano i cosiddetti “aloni” (che altro non sono che le velature provocate dalla luce). Anche se non hanno esistenza reale, essi sono assimilabili alla sensazione che proviamo fissando una luce abbagliante. Il fotografo creativo può quindi provare a puntare decisamente l’obiettivo contro la fonte luminosa e non arrestarsi di fronte alle delusioni: i risultati sono infatti spesso deludenti e sempre impredicibili (dipendono, infatti, da un’infinità di fattori)! A volte però si ha la fortuna di ottenere immagini eccezionali (la fortuna in questo caso sarà solo ed esclusivamente dovuta alla perseveranza del fotografo)
  • piccole aperture diaframmali: le sorgenti luminose, grazie alle piccole aperture del diaframma (f/16 e anche meno), formano delle stelle a più punte al posto del cerchio luminoso. La grandezza di queste stelle è direttamente proporzionale alla durata dell’esposizione. I risultati (sebbene non sempre prevedibili) sono spesso suggestivi, soprattutto nei casi di distese d’acqua con scintillii di luce, nelle inquadrature che comprendono il Sole e nelle foto notturne di luci e lampioni
  • reticelle metalliche: un pezzo di reticella metallica (tipo quella delle antizanzare per chiarire le idee) posta davanti all’obiettivo produce stelle a 4 punte; se sovrapponiamo 2 reticelle sfasate di 45° otterremo stelle ad 8 punte. Tanto è maggiore l’esposizione, tanto maggiori saranno le dimensioni delle stelle. Se da un lato questa tecnica ha il vantaggio di produrre risultati prevedibili e di riuscire ad avere le stelle anche con diaframmi aperti, dall’altra l’immagine risulterà un po’ meno nitida del solito (le reticelle si comportano infatti come diffusori).
  • filtri cross screen (o star cross): questa tipologia di filtri si comportano esattamente come le reticelle metalliche con il vantaggio di essere più comodi da utilizzare e di poter essere acquistati in più versioni (per 4, 6 o 8 punte).
  • schermi diffusori: chiamati anche semplicemente diffusori, sono filtri di vetro incolore che disperdono le luci brillanti e influiscono poco sul resto dell’immagine. Si prestano per fotografia di scena fortemente contrastata, riverberi di luce sull’acqua
  • obiettivi a disegno morbido: non credo siano disponibili sul mercato (a parte a qualche mercativo dell’usato) e men che meno che siano compatibili con le moderne reflex. E’ quindi un informazione per il bagaglio culturale del fotografo curioso: sto parlando degli obiettivi Imagon della Rodenstock! Queste lenti sono dotate di particolari diaframmi variabili “a setacccio” che permettono al fotografo di regolare la nitidezza dell’immagine. Già da tempo in disuso, chi ha la fortuna di averne uno a casa, potrà sperimentare e ottenere risultati stupefacenti.
  • rese sfocate: sfocando intenzionalmente l’immagine, una sorgente luminosa si trasforma in una perla di luce. Siccome tutta l’immagine viene a perdere di nitidezza, questa tecnica è da utilizzarsi solamente nel caso in cui non si cerchi una fredda documentazione, bensì un’atmosfera fantastica e irreale.
tratto da: Andreas Feininger
Luce e Illuminazione nella Fotografia
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