“Luce e Illuminazione nella Fotografia” by Feininger: sintesi capitolo 3 (3)
Heike Has The Giggles @ Carroponte, © Daniele Corti
Nella puntata precedente abbiamo parlato di esposizione corretta, in questa vedremo gli strumenti che ci facilitano il compito: gli esposimetri.
Per fare questo non ci baseremo solamente sul libro di Feininger (gli esposimetri sono cambiati dagli anni ’70…), ma anche su “La Caccia Fotografica” di Joe McDonald che spiega l’argomento confrontandosi con le moderne reflex.
Possiamo suddividere gli esposimetri in due categorie:
- esposimetri incorporati nella reflex (TTL)
- esposimetri manuali
In questa puntata parleremo dell’esposimetro incorporato (TTL), nella prossima di esposimetri manuali.
Gli esposimetri incorporati sono per loro natura a luce riflessa. Valutano quindi la quantità di luce riflessa dal soggetto.
Se da un lato si ha il vantaggio della praticità (consentono di non preoccuparsi di fattori di filtro e di problemi relativi alla distanza dal soggetto), dall’altro i valori ricavati da questi esposimetri devono essere sempre “valutati” dal fotografo.
Possiamo distinguere le varie tipologie di esposimetri ttl secondo le valutazione esposimetrica in:
- matrix (o valutativo): si basa su una lettura a “zone” della luce riflessa. Sofisticati algoritmi cercano di “capire” la scena e adattare l’esposizione alla particolare situazione (confrontando la scena fotografata con un database di immagini memorizzate). Questa modalità di lettura se da una parte è la più comoda e solitamente evita grossolani errori, dall’altra parte non permette al fotografo un controllo totale dell’esposizione. Permette quasi sempre di ottenere risultati accettabili.
- media: è la lettura meno affidabile ed era propria delle vecchie refex. Misura la luminosità riflessa dalla scena inquadrata e porta tutto a un livello di luminosità media (il classico grigio 18%). Si basa sul ragionamento che la luminosità media presente sulla Terra è proprio quel 18% del cartoncino kodak. Naturalmente è assolutamente inaffidabile nel caso di scene chiare (il classico paesaggio innevato) o troppo scure (il classico concerto notturno). Sconsigliata.
- ponderata centrale: fa una media pesata della luminosità della scena dando più importanza al centro. Personalmente non lo trovo particolarmente utile.
- spot: è la metodologia di lettura utilizzata dai fotografi più esperti perchè potenzialmente offre un controllo pressochè totale dell’esposizione. La lettura avviene su una parte limitata della scena (solitamente un intorno del punto di fuoco che va dall’1 al 10% del fotogramma a seconda dei modelli).
Bisogna tuttavia capire molto bene i difetti di questa misurazione che poi non sono altro che quelli delle misurazioni su luce riflessa. Innanzitutto la lettura è fatta come se l’oggetto su cui avviene la misurazione fosse di riflettanza media. Cosa dobbiamo fare se la porzione misurata non è media?!? Semplicemente bisogna compensare!
Il bianco e i colori più riflettenti andranno sovraesposti in quanto, se ciò non avvenisse, il bianco verrebbe in foto come un grigio medio. Al contrario il nero e i colori meno rifletttenti della media andranno sottoesposti (sempre seguendo il medesimo ragionamento di prima, i neri diventerebbero grigi senza la compensazione).
Ma di quanto sovraesporre o sottoesporre? Solitamente si va da + 1 stop e 1/2 per i bianchi colpiti direttamente dalla luce, a -1 stop e 1/2 per i neri passando per i valori intermedi a seconda di quanto l’oggetto sia più riflettente o meno del grigio medio.
Come scoprire se un tono è medio?!? Questa è una questione di esperienza, con un po’ di pratica questo processo verrà in automatico.
Sicuramente questa è la lettura che permette al fotografo di esporre correttamente ciò che vuole e in ogni situazione. Il fotografo potrà anche usare questa lettura per misurare il contrasto all’interno che si presenterà in un fotogramma: misurando prima i toni più riflettenti, poi quelli meno, potrà determinare se la gamma del sensore è sufficientemente ampia da assicurare un esposizione che non “bruci” i bianchi e che allo stesso tempo conservi i dettagli nelle ombre. Nel caso la gamma del sensore sia meno ampia del contrasto dell’immagine potrà decidere se esporre “per le ombre” (quindi bruciando le alte luci) oppure “per le luci” (perdendo i dettagli nelle ombre) oppure stare in una situazione più o meno intermedia (conservando un po’ di dettaglio nelle luci e un po’ nelle ombre).
Non ci resta che esercitarci per capire il tono “medio” in ogni situazione. Per fare ciò consiglio di utilizzare come feedback istantaneo l’istogramma (che ci permette di vedere come sono distribuiti i toni all’interno dell’immagine) e il diagramma delle cosiddette “luci bruciate”.
Nella prossima puntata parleremo di esposimetri manuali.













Ottimo post Daniele, ma secondo me c’è un errore nella frase: “Al contrario il nero e i colori meno rifletttenti della media andranno SOVRAESPOSTI”
Penso che SOVRAESPOSTI debba diventare SOTTOESPOSTI.
Grazie dei complimenti e grazie della correzione!
E’ bello avere lettori così attenti!